Ho cercato di rispettare, nei limiti del possibile, l’aspettto origiario di questi post che apparvero sul blog di Splinder dedicato all’esperimento, ormai cancellato dalla stessa piattaforma che l’ospitava; che ospitava la maggior parte degli autori che hanno partecipato. Ogni blogger usavala sua impaginazione: i suoi font, di dimensioni diverse, di stili diversi. Era la Blogsfera del 2004. Trasfigurata in un racconto di pseudofantascienza.

MACEWAN INDAGA
Esperimento creativo
(Sociologia della Blogosfera)

LE REGOLE

1) Lorenzo MacEwan deve sempre apparire in ogni frammento, anche solo all’inizio o alla fine o solo come riferimento, allusione.

2) Ogni Autore può mettere in scena e “romanzare” qualche sua esperienza reale nella blogsfera: evitare di fare direttamente i nomi o nick di altri blogger nel caso coinvolti (storie di amicizie, liti, flames, aneddoti, collaborazioni, rivalità,…). Inventare un nome diverso.

3) Ogni Autore può invece inventare di sana pianta l’interazione SUA o di un SUO personaggio con MacEwan e/o con altri personaggi apparsi nei frammenti precedenti.

Dopotutto questa è una storia di fantascienza che parte da un viaggio nel tempo…
Non c’è limite alla fantasia.
Potete spostarvi di luogo, di tempo…

Buon lavoro, Will

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INTRODUZIONE

di William Nessuno
Lorenzo MacEwan non si era ancora abituato a questa cosa dei viaggi nel tempo.
Adesso dal 2015 -anno corrispondente all’ ‘”oggi” nella sua timeline- si ritrovava nel 2004. Come se non bastasse, non all’università di Edimburgo ma a Palazzo Nuovo, a Torino.
Era entrato superando una specie di “installazione” di rottami in legno, che alcuni artisti avevano allestito. Ma nel 2004 si facevano ancora cose del genere? Lui aveva sempre creduto fosse roba degli anni settanta del secolo precedente…
MacEwan raggiunse l’ufficio che gli era stato riservato -non si sa come nè perché, lui non si occupava di dettagli del genere- e assunse la sua aria più seriosa: quella da “Professore di Sociologia del Network”: il suo alter ego accademico e dotto… L’altra faccia del suo lavoro. Normalmente lui, negli archivi delle polizie di mezzo mondo, veniva definito in modo piuttosto sbrigativo come “netective”.
MacEwan si piazzò dietro alla scrivania. Sistemò la Colt Laserbeam in un cassetto. Precauzione. Non si sa mai chi si può incontrare nel corso di un’indagine del genere.
Almeno, lui così pensava dall’alto (o dal basso) delle sue esperienze del 2015…
La ricerca sulla protorete, e in particolare sul fenomeno blog/bloggers, ora si sarebbe svolta attraverso una serie di interviste, che -forse- avrebbero aiutato a capire alcuni comportamenti fin dal loro primo manifestarsi…
Lorenzo MacEwan, 37 anni, italo-scozzese, pensò a come lui potesse apparire a “un abitante” del 2004.
Lui, con la sua giacca nera di pelle, con il maglione a collo alto, la barba di 3 giorni. Poco professorale, davvero.
La sede prescelta per l’indagine era l’Università, ma sulla lista delle persone che si erano dette disposte a raccontare la propria esperienza gli studenti erano solo una piccola parte.
Fuori dalla porta di vetro opaco s’intravedeva già la sagoma del primo ospite.
-Si accomodi!- disse Lorenzo a voce alta, ancora un po’ nauseato dall’esperienza del viaggio nel tempo.

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DATA DI SCRITTURA: giovedì, 21 ottobre 2004

Edinburgh, Scotland – 13:41, 21 October, 2015

– Fanculo! Fanculo il professor MacEwan e le sue cazzo di ricerche. Se ne va in giro continuamente per il tempo e si preoccupa solo dei cazzi suoi. Solo perché si è comprato un’autotemporale modello k24 si sente in diritto di fare quel che vuole. Se ne infischia delle questioni tecniche, lui! E noi telemeccanici qui a faticare e a calcolare le sue cazzo di traeittorie impossibili che cambiano continuamente. Il rispetto per il nostro lavoro è una cosa che non lo sfiora mai e che non prende mai nemmeno in considerazione. Glielo avevo detto che non sarebbe stato facile portarlo dall’Edimburgo2015 a Torino2004. Il guaio dei viaggi del tempo è che ormai c’è troppo traffico. Per tornare indietro anche solo di dieci o vent’anni ormai è diventato un inferno. Dove lo trovo un tunnel spaziale decennale tra Edimburgo e Torino? Gli ho chiesto. Perché per fare quel percorso è necessario attraversare dei luoghi che in tutto quel periodo non siano mai (e dico mai!!!!) stati attraversati da nulla… né una goccia di pioggia, né un granello di polvere, né una mosca. Persino il breve passaggio di un cherfixz potrebbebbe rivelarsi letale e creerebbe un incidente mortale, in caso di collisione, mentre l’autotempo sfreccia alla velocità dell’ombra. O della luce, come si diceva una volta. E se succede, poi se la prendono con me, le autorità. Con il telemeccanico responsabile. E questo cosa mi risponde? “Se non vuoi farlo, non ti preoccupare… vorrà dire che guiderò da solo fino a due giorni fa, quando avevi bisogno di quell’anticipo di 300 sfender e non te li darò più. Così adesso il Mencurione a cui dovevi tutto quel gruzzolo ti avrà già staccato la testa dai tuoi circuiti psicocibernetici e pluff… io ora mi ritroverei con un nuovo telemeccanico più efficiente.”

Fanculo! Ci abbiamo lavorato da scoppiare… alla fine abbiamo individuato 7 tunnel possibili… ma due erano stati già attraversati da altri viaggi del tempo, i migliori… e ogni volta che fai un percorso, si sa che poi nessun altro lo può più fare… se lo facesse ci potrebbe essere un incidente con il viaggio che c’è già stato… così alla fine è rimasto ben poco… solo qualche tunnel spazio-temporale molto tortuoso e con qualche rischio… e alla fine cosa ci dice per ringraziarci? Che il viaggio è stato pessimo e che gli ha procurato la nausea… che proprio non si riesce ad abituare a questi viaggi nel tempo e che non è soddisfatto dei meccanici…

Fanculo! Fanculo il professor MacEwan e tutti quelli come lui.

written by zop (il mitico) (Antonio Zoppetti)

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Torino, Italia, – 15:22, 21 October, 2004

Lorenzo MacEwan fissava la sagoma fuori dalla porta a vetro e rifletteva abbastanza freddamente sulle questioni relative a quel cavolo di viaggio nel tempo. Quei casini col telemeccanico. Che stress. Altro che “sociologia del Network”… Lì ci voleva robopsicologia che manco Isaac Asimov. E poi sempre quella nausea, gli prendeva. Chissà, forse la digestione si scombussolava. Quel meccanico la aggravava di certo. Era sempre di cattivo umore… E sempre a corto di soldi… ma che cazzo se ne faceva un telemeccanico di tutta quella grana?

MacEwan era lì a rimugginare, -e la porta si stava aprendo- quando iniziò a sentire la voce di P.U.P.A…. La ragazza era sempre impassibile. Una voce tagliente e gelida.- Qui P.U.P.A., Propulsore Universi Paralleli Alternativi… Professor MacEwan, sono molto sorpresa per la sua negligenza. La sua Colt Laserbeam messa lì potrebbe essere notata da qualche indigeno, che ne rimarrebbe sconvolto…-

MacEwan sbuffò: – Ma mica siamo in Star Trek, no? Tutte quelle cavolate sul non interferire… Se quel testa di pocospinotto di meccanico ha fatto quasi in modo che la navetta finissse sulla Gran Madre in pieno giorno… Ci preoccupiamo di queste cretinate?-

-Professore, io in quanto P.U.P.A. ho il dovere di preoccuparmi di rispettare le traiettorie che i meccanici studiano per lei, ma anche di accertarmi che lei si comporti bene… Quando ero al servizio del professor Foscari era tutto diverso: e visitavamo mondi alternativi… Lei invece sempre nella stessa noiosissima Timeline…-

Qualcuno stava entrando dalla porta e non poteva sentire la voce di P.U.P.A. in ogni caso, per fortuna: quel privilegio era solo suo. Ma se MacEwan avesse risposto il nuovo arrivato lo avrebbe preso per un pazzo che parla da sè…

Le avrebbe voluto spiegare, a P.U.P.A., che Foscari era uno studioso di Storia Controfattuale, mentre lui un semplice Netective… interessato all’evoluzione di UNA SOLA REALTA’. Una sola “sociologia del Network”. Che basta e avanza.

Una navetta spaziotemporale che si annoia era ancora da vedersi, borbottò Lorenzo a mezza voce…

Written by Will (William Nessuno)

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L’uomo che entrò dalla porta era tutto tranne che imponente. Alto non più di un metro e sessanta, quarant’anni circa, occhiali abbastanza spessi, naso a patata, capelli radi ma ben tenuti. Vestiva un maglione color amaranto e un paio di pantaloni grigi. Si presentò come “Dottor Ernesto Piripacchio”, docente di fisica quantistica alla facoltà difisica di Torino.

“Egregio collega MacEwan” disse lui “ho bisogno del suo aiuto. Credo che mia moglie avrà una relazione con un altro uomo nelle prossime settimane. Avrei bisogno di una sua consulenza.”

Gli dissi che per una questione del genere c’erano sicuramente altri professionisti più competenti, ma il dottore per tutta risposta mi presentò la stampa di una email.
“Guardi la data…”

L’email diceva che la signora Piripacchio aveva avuto un focoso
incontro con un amante e…
Per poco non non caddi dalla sedia. L’email sarebbe stata inviata a natale 2004. Ovvero più di un mese da ora. Poteva essere solo lo scherzo molto elaborato di qualche studente, ma il dottore mi fece notare che l’email parlava di un convegno sulle alte energie, al quale lui non aveva ancora detto a nessuno di voler partecipare…

Aggiunto da: TheGareth | 14:34 |(Andrea “Gareth Jax” Scarpetta)

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Non tutti erano stati d’accordo con la lettura della mappatura cerebrale di MacEwan. Già nel 2008, se non ricordava male, una dottoressa espresse il proprio parere medico affermando che esistevano zone di interconnessione ormai bruciate dai vecchi collegamenti clandestini con la blogosfera del Sig. Nessuno. Ma erano vecchi tempi, appunto.

Il problema però rimaneva: in virtù di certe cattive frequentazioni, il cervello di Mac Ewan reagiva per piattaforme laterali che, talvolta navigavano parallelamente, altre, si urtavano sortendo un effetto di terremoto intellettivo a scarica polivalente.

In questo caso, qualcosa dovette funzionare secondo l’antico disturbo. Del resto, già nel 2000 si scoprì che gli organi umani hanno una “memoria” e se il cervello prende cattive abitudini comportamentali, difficile depennarle per sempre. Nonostante quindi l’azzeramento di tutti gli indirizzi blog di un tempo, nel cervello di Mac Ewan la percezione poteva fluttuare ancora per commenti paralleli. In altre parole, era come se l’antico fantasma Nessuno ogni tanto tornasse in superficie.

Ecco perché, invece della data di quella email, Mac Ewan fu attratto dal nome della signora Piripacchio, che gli ricordava un assemblaggio siciliano in diretta connessione con “la figa”. Un dialettismo strano, una commistione storica inusitata.

“PIRI-PACCHIO…strano, questo nome” pensò Mac Ewan.

written by missy_, http://missys.blog.excite.it | 22:01 |

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DATA DI SCRITTURA: venerdì, 22 ottobre 2004
Il ritorno della paranoia legata al tele-metal-meccanico preoccupò non poco il professor MacEwan riguardo lo stato di alterazione delle sue connessioni cerebrali. Tuttavia, egli non ne fece parola con il collega Piripacchio anzi si mostrò impassibile, pur trattenendo ancora la sua ilarità capace di esplodere al solo pensiero di un cognome così buffo.Con tono sforzatamente professionale, passò ad esaminare il testo dell’e-mail. In realtà la maggior preoccupazione del nostro Netective non era certo che fosse post-datata, dato che in fondo anche la sua stessa presenza in quella cella spazio-temporale poteva apparire ai più contraddittoria...
Il vero oggetto dell’indagine era piuttosto il convegno sulle alte energie, in quanto MacEwan era al corrente che in quell’occasione sarebbero state trafugate delle informazioni riservate sui nuovi micidiali armamenti a basso costo. Solo nel 2008 sarebbe stata aperta un’inchiesta, in seguito alla nota catastrofe nel Nuovo Continente Est-Americano, ma mai si raggiunse nel futuro una verità sul colpevole della soffiata.
Individuarlo comporterebbe sicuramente una svolta nella finora sfigata carriera del professore…(continua?)
written by drkkangel (http://drkkangel.splinder.com) 20:49

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DATA DI SCRITTURA: sabato, 23 ottobre 2004(

Lorenzo MacEwan stava cercando di focalizzare CHI mai avesse messo in giro la panzana che la sua carriera fosse stata sfigata. Ma è chiaro, che ne potevano sapere nel 2004 del caso del dottor Urquart? O del robot incantato? Era tutta rova avvenuta dopo il 2015…

Ora Lorenzo si stava chiedendo perchè gli stessero chiedendo di occuparsi di un caso di tradimento manco fosse Tom Ponzi, mentre lui era un ricercatore di Sociologia del Network.

E si era fatto tutto quello sbattimento di viaggio del tempo per raccogliere informazioni sulla “bogsfera” del 2004…

Oh. Nessuno che entrasse dalla porta di quel maledetto ufficio per raccontare di blogsfera…

Mah…

Aggiunto da: MacEwan (William Nessuno) | 15:40 |

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Edimburgo, 2015.

-Blogosfera? 2004?- disse MacEwan- mi sembra di ricordare qualcosa. Nel 2004 una serie di curiosi individui si aggiravano per un edificio a forma di gianduiotto che solo a entrarci si ingrassava di un paio di chilogrammi. Blogosfera una dimensione strana fatta di gente che ha dei nomi strani..tutti con le “k” e quelle lettere brutte e straniere tipo “w” e “j”. Gente che si presenta per nomi fasulli… e dimentica il proprio. Insomma gente strana, non so nemmeno se fanatica sicuramente in preda alla più pura addiction. Insomma le spiego, poi questa gente era un po’ socievole e un po’ no…a volte si riunivano in blograduni.

-blograduni?

– Ma sì, quelle specie di incontri dei bloggers dove… andavano per conoscersi e parlare..

– Guardi… veramente sig.re Macewan non ci capisco niente…

kiarablog- http://www.kiarablog.splinder.com (Chiara Melotto) | 15:55 |

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A un dito dal grilletto

Quando l’ultimo dei suoi strani ospiti fu uscito dalla stanza il sentimento che vinceva nel cuore di Macewan era una pura e semplice disillusione. Tanti Eurodollari bruciati per questo genere di esperimenti e lui che cosa era riuscito a ottenere? Rivelazioni confidenziali sugli stili di vita di 11 anni prima? Imbarazzanti verità sulla sottocultura blog che sui libri di testo non erano riportati? Segreti mortali che avrebbe dovuto conservare per tutta la sua esistenza, pena la morte? Macche! Una serie di patetiche, banali, fanciullesche cazzate di persone troppo egocentriche per accetare regole e dettami di una qualunque vita normale. Com’è che definivano tutto questo sul manuale Maverick? Ah, sì… “fuffa”, il pericolo mortale di ogni dannata blogosfera.

MacEwan prese la sua laserbeam e appoggiò la sua canna lucida al mento e alla barba di tre giorni, come a voler simulare un suicidio che non avrebbe comunque commesso. Ma quando il prossimo utente del blog face il suo ingresso nella stanza, il cigolio della porta lo fece sobbalzare e si spaventò al pensiero che bastasse così poco per far scattare il grilletto cromato della sua colt, ponendo bizzarramente fine alla sua esistenza di sociologo del web. Macewan cercò di darsi un contegno, ripose la pistola con la massima nonchalanche nel cassetto alla destra della sua scrivania (dopo tutto era pur sempre un modello che sarebbe stato prodotto solamente 8 anni più tardi, poteva dare nell’occhio) e si rivolse al nuovo venuto.

– Ecco, sì. Buongiorno. Grazie per essere venuto. Si sieda e mi dica tutto.

L’uomo posò i suoi circa 30-35 anni sulla sedia in metallo che l’università aveva fornito a MacEwan per le analisi e aprì bocca. Quando, circa una mezzora dopo, si alzò e se ne andò via, il netective si lasciò andare sullo schienale, la giacca di pelle buttata in un angolo e maglia a collo alto con le maniche rimboccate, e si mise a rimuginare su quanto aveva appena sentito. La voglia di giocherellae con la colt laserbeam gli era passata del tutto. “Cristo santo – pensò MacEwan – questo sì che è forte”. Prese una sigaretta (nel suo mondo erano vietate dal 2009) e se l’accese, aspirando di gusto. “Finalmente qualcosa per cui valeva la pena affrontare questo viaggio”, si ripetè, socchiudendo gli occhi. “Niente male ‘sta blogosfera, quando c’è qualcosa da dire”.

Gommaweb (Maurizio Gomboli)| 16:12 |

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Piattaforma come pensiero laterale, di più: sferico.

Per la mente di MacEwan ricordi seriali si sovrapponevano facendo comunicare le sinapsi come microchip collegati a banda larga. 10 mega a disposizione per ripassare i nomi che la blogosfera del passato gli elencava come i titoli di coda dei film. E l’altro a chiedergli di occuparsi di corna.

Nessuno… reminiscenze omeriche o link cliccato più volte. Altro che jet-lag, nove anni nove non sono bazzeccole, lui che già aveva bisogno di una settimana di tempo per riprendersi dal cambio dell’ora -anche nel 2015 funzionava così- figuriamoci nove anni. Per aiutarsi decise di bere, lui diventato astemio. Due, tre, poi perse il conto di quanti furono i bicchieri di gin buttati giù. E iniziarono le visioni etiliche…lui nove anni fa avrebbe voluto essere una blogstar, chiamare i suoi figli Splinder e Clarence, usare il pisello come doppino telefonico e farsi impiantare sotto pelle i RSS e con un’abile operazione di chirurgia plastica avere le orecchie del dottor Spock per ricevere dati in tempo reale e infine trasformare i commenti in milioni di posti di lavoro… ah no, questo era il programma del presidente blogger di cui non si ricordava più il nick…

written by “Quellachenonsei” http://quellachenonsei.splinder.com | 16:32 |

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…ma certo, come aveva potuto scordarlo, il nick era una specie di strano anagramma delle parole blog & global : BOB GLAGLL, Mac Ewan si augurò di non doversi mai trovare nella situazione di dover fare le presentazioni tra il presidente e sua zia da parte di madre, la cara ed adorata GLADICE BOBSON…

by edy – http://fogliobiancomay.splinder.com| 17:28 |

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DATA DI SCRITTURA: martedì, 26 ottobre 2004

Mentre si trastullava il cervello con meditazioni sui nick, un lieve rumore scosse MacEwan. Si guardò alle sue spalle e istintivamente allungò la mano per raggiungere la colt in caso che. Il rumore si ripeteva. Era un tic seguito da un tac. Senza interruzioni. Tictactictactictac… « L’orologio ! » realizzò al miserabile record di 42 secondi. Il quadrante informava che il buio aveva preso il sopravvento, il suo stomaco, di rimando, gracchiava che erano parecchie ore che non assumeva cibo degradabile dai suoi acidi .Fece per alzarsi facendo leva con le mani sui braccioli della scomodissima e servile sedia.
Sentii le gambe deboli, quasi paralizzate dal non movimento protratto per ore. Si fermò a mezz’aria con il sedere in posizione supposta;
una nuova ombra esitante si proiettava del vetro.
« Postryuz del sordìdo » pensò in una delle sue lingue e poi vide il braccio dell’ ombra posarsi sul vetro.
Un lieve toc toc sussurò nell’ aria. – Avaaanti!- gridò quasi MacEwan, risprofondando con un scatto sulla sedia, quasi felice di dover rimandare a dopo lo sgranchiamento delle sue rotule contratte dal dolore.

Aggiunto da: blulu | 10:34 |

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Mezz’ora (circa) dopo l’ingresso di Piripacchio

E no!!!
One moment Please!

(Scans! Scans!)

Ehi, tu! Rispetta la fila! Ora tocca a me ad entrare!

(spint! spint!)

Molto gentileee.

(Sgrunt!)

toc!.. toc!.. toc!…

Avanti!

Buongiorno sig. Lorenzo Mac Ewan!

Come??

Ah sì, mi devo accomodare… certo, grazie.
Guardi, Le voglio dire subito che non sono qui per farmi intervistare…

Perchè sono venuta allora??

Diciamo perchè sono cusiosa… Ma, mi intenda! Non vorrei sembrarle solo una ficcanaso …
anche se, approffittando delle circostanze, credo proprio che
Le rivolgerò qualche domanda…

Lo so… lo so… le domande le dovrebbe rivolgere Lei.

Su, Ora Non Si Alteri… e non faccia quell’espressione nauseata.
Diciamo che Lei oggi potrà svolgere normalmente la sua importante ricerca:
deve o non deve intervistare i blogger?

Ebbene, io lo sono!

Mi riconosco in quasi tutte le definizioni possibili e immaginabili con cui sono stati catalogati gli utenti dei cosiddetti web-log, perciò, se non Le dispiace,
ora mi accomodo veramente.

Aggiunto da: …..ella | 12:38 | link |

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  DATA DI SCRITTURA: mercoledì, 27 ottobre 2004

“Che matta!” pensò Lorenzo. “deve essere una vera blogger ruspante.
-Senta un po’, signorina, lei che è qui con una gran voglia di indagine, sa mica dirmi qualcosa su quel tizio che è uscito una mezz’ora fa… Il signor…- Lorenzo consultò gli appunti- …Piripacchio…?-

La fanciulla, che si era seduta su un mobiletto basso dell’ufficio inrociando le caviglie come una ragazzina, ebbe un moto di entiusiasmo.
-Come le ha detto di chiamarsi, quel falsone?-

MacEwan bofonchiò manco fosse stato contagiato da Mauriziocostanzite (una grave malattia del tempo): – Piripacchio… Ugo…-

La ragazza rise.
-Ma vah! L’avevo riconosciuto, quello è un blogger che si fa chiamare “Controtempo”. L’ho incontrato in un blograduno al Pueblo… Do you know Pueblo, mr MacEwan? Silvia… Il Direttivo… il Mojito… la musica dei Bloodandsoul… “make noise”!- accennò alcune note la giovane donna.

– Signorina stia calma…- disse Lorenzo impressionato dal dinamismo della tipa. -Beh ma se “Controtempo” è un nick, Piripacchio potrebbe essere il vero nome…-

La ragazza alzò le spalle.
-“nick”, “vero nome”.. .solo formalità.. Io lo conosco come “CONTRO-TEMPO”… e stop.

-Uhm…- si sbilanciò alla grande Lorenzo.

Aggiunto da: MacEwan (William Nessuno)| 10:31 |

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DATA DI SCRITTURA: giovedì, 28 ottobre 2004

Poco più di mezz’ora (circa) dopo l’ingresso di Piripacchio…

– Uhm… –
– Uhm Uhm Uhm… –

(si sbilanciò alla grande Lorenzo mentre si grattava pensoso la barba sotto il mento.)

– Cos’è, non mi crede?
Le ho già detto che sono qui per un’indagine e… mi creda… su certe cose IO ne so molto più di lei.
Perciò mi dia ascolto…
lasci perdere tutti i piripicchi, o piripacchi o contrattempi a cui sta pensando perché…
niente è quel che sembra
.


(continuando poi sottovoce)
Scommetto che le ha già fatto vedere la mail posdatata.

– Come fa a saperlo?!?
Ma poi chi è lei, si presenti!
E per favore scenda da lì e si sieda, così la smette finalmente di battere i piedi nel mobiletto… oggi mi manca solo il mal di testa.

Sinceramente la facevo più furbo.
(disse mentre scendeva per mettersi seduta sopra la scrivania di Lorenzo, iniziando a tamburellare casualmente con il piede dx sul cassetto dove era riposta la colt laserbeam)

(ancora sottovoce)
– mi ascolti attentamente…
Piripacchio è un nome che deve dimenticare.
C’è già chi si sta occupando di lui.
E noi stiamo facendo solo i suoi interessi.
La sua ricerca interessa tanto a lei quanto a noi.

– Ma lei chi è?

– Sono una blogger, perlomeno in questo spazio-tempo-momento, il mio nick nella blogsfera è
Koh-i-noor

(disse la fanciulla mentre con il dito tracciava i contorni dell’isola della sua barba vecchia di 3 giorni).

– Uhmmmm…
(si sbilanciò alla grande Lorenzo)

Aggiunto da: …..ella | 11:46 |

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DATA DI SCRITTURA: sabato, 30 ottobre 2004
La Variante MacEwan

Gli strumenti erano completamente fuori taratura. Mac Ewan domandò un nuovo report al suo nano-elaboratore corneale ma ogni ipotesi di isolare un segmento della timeline sembrava improbabile. Non si poteva collocare posteriormente allo spezzone nel quale aveva risieduto fino a prima, – come archiviato nel banco di memoria r66A17l§ del suo biodatabase – né anteriormente (in quello che, con termine più prosaico, i suoi amici astrofisici del Gianduiotto Building del 2026 avrebbero definito “futuro”). Si era incagliato in un frammento che poteva definirsi – almeno sul piano speculativo – uno “spicchio” contiguo, al di là e al di qua della timeline, postulando che questa potesse venir rappresentata (semplificando all’ennesima potenza) come una linea retta.

Uscì ancora intorpidito dal bozzolo ionico, schiudendo le narici per apprezzare la frizzante miscela dei gas criostatici. Ultimati i test sensoriali si trovò di fronte a una unità robotica di forma umanoide, con delle mostrine sconosciute sulle clavicole di adamantio.

– Il Netective MacEwan, I suppose

MacEwan si accomodò il costume a molecole instabili, scrollandosi dai palmi un po’ di condensa.

– Non ho esaurito il calcolo probabilistico ma mi sento comunque di poter, allo stato attuale, rispondere affermativamente.

– Ho l’ordine di prenderla in consegna.

Il tono perentorio dell’unità robotica pareva non ammettere repliche. Da qualche parte bisognava pur cominciare, si disse MacEwan, e seguì l’unità che si mise in moto a rapidi balzi lungo l’hangar di approdo.

L’ipotalamo di Mac Ewan prese a congetturare come una turbina. Non aveva considerato alcuna direttiva che lo portasse in un no time no space con quelle caratteristiche…

–  Avrei giusto un paio di curiosità da soddisfare – interloquì ad alta voce con l’unità che gli dava le spalle, a una considerevole distanza.

– Le verrà spiegato tutto a tempo debito – ronzò quella, in tono neutro.

Qualcosa non quadrava. Calcoli congiunti a differenti livelli della timeline non potevano commettere errori all’unisono. Doveva esserci una ragione  se al bozzolo ionico erano state impartite quelle coordinate. Era stato rapito? E a che scopo? Che potevano farsene di un Ricercatore di Sociologia del Network?

L’unità lo condusse attraverso un corridoio a un’area più vasta, quindi lo affidò a un funzionario – stesse mostrine – che gli strinse la mano cortesemente. – Spero abbia fatto buon viaggio. Mi chiamo J. E. Hoover.

– Ah. Quel J. E. Hoover? – disse MacEwan.

– Non proprio. Ma la prego, mi segua. Vorrà sapere perché l’abbiamo richiesta qui.

–  Vorrei sapere perché mi avete costretto a venire qui – disse Mac Ewan. –E’ diverso, abbia pazienza.

– Ho giusto qui il suo profilo psicometrico – disse l’altro, improvvisamente noncurante. Un curriculum degno di nota; un ammontare impressionante di timetrip. Non deve certo avere una famigliola che l’aspetta per cena, dico bene?

– Su quel dossier c’è anche scritto che mia moglie scomparve…

– Con un blogger, certo… sappiamo. Proprio per questo abbiamo pensato a lei. Ci è parso subito “considerevolmente” motivato. Sa cos’è tutto questo, signor Mac Ewan?

– Me lo dica lei.

–  E’ l’Hosting Asylum. Si tratta di una installazione segreta governativa che studia alcuni specifici e singolari fenomeni e provvede a prendere in cura coloro che ne hanno subito gli effetti.

–  Ma… scusi la domanda peregrina: dove siamo e quando siamo?

L’uomo esibì una splendida chiostra di denti ricomponendosi in un sorriso bonario. – Non siamo molto, come dire, “distanti” dai Web Days che ha avuto modo di analizzare nelle prime battute del suo viaggio. Non almeno con la vecchia datazione. Qui utilizziamo il calendario Diocleziano II del dopo LOgOut. Per questo calendario siamo nella terza decade.

– LOgOut? – azzardò incuriosio MacEwan.

– Quando tutti i blog vennero azzerati per comune accordo dei Direttivi.

– Niente più blog? – domandò confuso il Netective. – Non credo di aver compreso bene.

– Non si preoccupi, caro MacEwan. Non sta soffrendo di disturbi dissociativi. Stiamo parlando di questa variante della timeline. L’effetto nefasto della blogosfera era quasi giunto al punto critico. La soluzione è stata radicale. Ma se dispone ancora della pazienza di seguirmi le illustrerò meglio la questione.

*

I due si portarono in un’ala dell’edificio che ospitava alcuni laboratori. C’era un andirivieni di tecnici e personale specializzato che armeggiavano con sofisticate apparecchiature. Erano talmente compresi nel loro compito che non prestarono alcuna attenzione al nuovo venuto. Hoover lo condusse all’interno di un caveau supersorvegliato che ospitava alcuni dormitori.

– Ecco, mio caro Mac Ewan. In questi locali potrà vedere personalmente i nostri ospiti e rendersi conto – disse il funzionario. Questa è una sola cellula. Ce ne sono a migliaia di migliaia – e possiamo dire di essere riusciti a contrastare le manifestazioni più eclatanti. Ne sappiamo di più, sappiamo dove agire e come.

Mac Ewan  passò in rassegna gli uomini e le donne sui loculi di stasi. Erano dei gusci umani, dei disgraziati senza speranza precipitati in maniera emblematica e apparentemente irriferibile all’ultimo stadio della scala evolutiva.

– I casi sono complessi e variabili, così il grado di gravità. Privati della dipendenza da Splinder, Clarence e altre cyberchimiche minori come IlCannocchiale i poveretti vanno incontro a uno shock cognitivo e sensoriale; il contraccolpo sulla loro personalità è devastante. I tratti distintivi vengono scompaginati e il quadro clinico evolve verso il marasma cerebrale irreversibile.

– Ma non ci sono dei succedanei atti a stabilizzare il quadro?

–  No. Si tratta di una dipendenza insidiosa e strisciante: a nulla valgono le più innocue chat, i Forum, le newsgroup, i giochi di ruolo on-line e le Playstation. Non riusciamo comunque a stabilizzarli.

– Sono in condizioni a dir poco penose.

– Quelli che vede sono i terminali. C’è poco che possiamo fare per loro. Hanno un forte istinto di aggregazione, almeno sul piano rappresentativo. Si chiamano tra loro con nomi di fantasia. Alcuni, in mancanza di monitor e tastiere, si incidono quei nomi su delle banali strisce di polivinilcloruro. Formano dei clan o qualcosa del genere. Ognuno ha una selezione di nomi.

– E per quanto riguarda i rituali di gestazione e composizione dei post?- domandò MacEwan in preda a un vivo interesse.

-Oh, sono di tipo ossessivo-compulsivo. Ne producono in continuazione e se li scambiano, come le tessere di un puzzle, di mano in mano. Abbiamo dovuto raddoppiare la vigilanza per impedire che la coazione a postare dilagasse anche in modalità corporale, privati ormai di ogni ausilio virtuale.

– E che mi dice dei commenti?

– Ci sono diverse correnti di pensiero. Alcuni dei nostri psicometrici sostengono che sia bene convogliare questi comportamenti in modalità espressive controllate e in grado di non nuocere. Si organizzano dei gruppi di supporto, dei laboratori occupazionali che riguardano comunque i casi più lievi. Cerchiamo di indurli a commenti più articolati, dissuadendoli dall’adottare modalità reattive di cortocircuito semantico, con costellazioni di sintomi tipo ciao ciao o baci baci.

MacEwan venne scosso da tremiti, quindi cominciò a ridere istericamente.

–  Tutto questo non può essere vero! – sghignazzò.

Hoover chiamò un paio di tecnici che gli somministrarono degli stabilizzanti.

– Perché mi avete fatto vedere tutto ciò?

–  Lei si rende perfettamente conto che questa è la realtà di questa variante della timeline. Nell’altra linea le cose sono un po’ indietro ma se non interferiamo subito… Quanti ne aveva calcolati a fine 2004?

– 86455 solo tra i dipendenti da Splinder.

– Dobbiamo intervenire, Mac Ewan. Credo che non abbia bisogno di altre evidenze.

– Perché io?

–  Perché ha le giuste competenze. E soprattutto perché rispetto ai Direttivi è un signor Nessuno. Ha piena autonomia. Quando  gli Oppositori la tracceranno sarà troppo tardi.

-Immagino avrete un piano – disse MacEwan, tornato più serioso di Lars Von Trier.

– I miei Superiori vogliono andare alla radice del problema. Nelle informazioni che le darò abbiamo individuato una rosa di probabili responsabili originali della propagazione informatica. Si tratterebbe di viaggiare a ritroso nel tempo della variante interessata, negli USA del 1997, quando tutto ebbe inizio. Un atto violento e definitivo potrebbe estirpare il fenomeno prima che attecchisca.

– E che mi dice per le altre possibili varianti?

– Le stiamo calcolando tutte. In poco tempo predisporremo un piano di azzeramento su vasta scala. Ci pensi MacEwan. Nella variante emendata potrebbe riavere indietro sua moglie.

Un bagliore sinistro attraversò le pupille del Netective.

– Ditemi nel dettaglio cosa dovrei fare.

Un episodio di Cigale. http://www.cigale.splinder.com

Aggiunto da: cigale | 07:31 |

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DATA DI SCRITTURA: domenica, 31 ottobre 2004
Torino,Italia, – 15:23 21 October, 2004

Non nutriva alcun dubbio sulla buona riuscita del suo incarico: il travestimento con gli abiti all’ultima moda di inizio secolo era perfetto, il taglio di capelli pure.

Inoltre non aveva più nessuno di quei fastidiosi residui che lasciava immancabilmente il viaggio nel tempo; la missione infatti era stata preparata con cura e si trovava lì già da una settimana a preparare il terreno.

La tensione nervosa a quel punto era ai massimi livelli, si mise in bocca una pastiglia di psicodrone per abbassare un po’ l’adrenalina e si sentì subito meglio; accarezzò leggermente il neuro oscillatore che nascondeva nella tasca interna della giacca: fra poco sarebbe tutto finito nel solito modo.

Al di là della porta a vetri c’era il suo “contratto”, ignaro di quello che lo aspettava; mancava poco al momento di entrare ormai, l’avrebbe fatto appena quel rintronato sulla quarantina che aveva appena finito il colloquio si fosse tolto dal mezzo della porta.

-“Cosa cazzo avrai da dirgli di tanto importante”- pensò -“Non vedi che stai parlando con un uomo morto?”-

Sogghignava ancora quando poco più tardi passò nell’altra stanza: il professore era seduto dietro la scrivania e stava scribacchiando qualcosa su dei moduli; chiuse accuratamente la porta prima di avvicinarsi.

-“Si sieda, prego” – borbottò indicandogli una sedia e senza nemmeno alzare lo sguardo.

-“Perchè no?”- si disse – “In fondo questo lavoro è molto più facile di quello che credevo e questo professorino arrogante merita di essere preso un po’ in giro, prima di morire”.

Si sedette lentamente sulla vecchia sedia di metallo, accavallò le gambe ed iniziò ad osservare meglio la sua vittima: dimostrava circa 35 anni, il suo fisico era asciutto e l’aspetto ben curato era leggermente rovinato dal modo di vestire un po’ eccentrico.

Almeno per i canoni della moda di quell’epoca.

Questo pensiero gli attraversò il cervello come un laser, e quando il suo interlocutore alzò finalmente lo sguardo nella sua direzione il sorrisino beffardo era scomparso dalla sua faccia definitivamente: mentre la mano destra scivolava fulminea verso la fondina dell’oscillatore il suo occhio bionico individuò chiaramente lo scintillìo proveniente dalla retina artificiale dell’altro.

-“Uno stramaledetto agente speciale”- pensò con rabbia mentre premeva il grilletto.

Sentì subito un forte odore di carne arrosto e, mentre l’arma gli cadeva dalle mani, lo sguardo gli si abbassò in mezzo ai seni, a seguire la piccola scia di fumo che gli fuoriusciva da un perfetto foro circolare.

-“Peccato” – pensò MacEwan mentre abbassava la sua Colt -“Una femmina notevole”-.

-“Chissà in che reparto si trovava durante la guerra della grande Rete; magari abbiamo combattuto assieme”-

Si alzò lentamente e le passò una mano tra i lunghi capelli biondi, le chiuse gli occhi ancora spalancati per lo stupore e si avviò verso l’uscita; non prima di aver attivato una microbomba al neutrone, però.

Non lasciare tracce: procedura standard per le operazioni di intelligence temporali.

Pochi minuti più tardi camminava con passo tranquillo nel viale alberato,e mentre il boato della microbomba echeggiava tra le costruzioni dell’università, non potè fare a meno di pensare che quella maledetta guerra era tutt’altro che finita.

E sicuramente il fenomeno bloggers era una parte fondamentale di quello che stava accadendo, laggiù nel passato forse anche più che nel presente…

Aggiunto da: HARZAK | 02:20 |

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DATA DI SCRITTURA: mercoledì, 03 novembre 2004

Lorenzo MacEwan osserva le regazze in microgiacca e jeans attillati sussurrare all’orecchio del barman le ordinazioni.

Le loro schiene disegnano curve docili e giovani, MacEwan immagina le stesse stiracchiarsi nella luce ambrata del mattino, davanti alla finestra di Wraxham Road, davanti ai suoi occhi stanchi. Ma ora non ha tempo per simili peregrinazioni mentali. Sta aspettando in un angolo dell’Atlantic l’ingresso di un giovane messicano, l’ultimo ad aver visto la ragazza italiana scomparsa in circostanze misteriose. Afferra di nuovo la bottiglia di Stella, scelta poco elegante in un club del centro di Londra, il tempo di fare l’ultimo sorso e lo vede proprio lì, con i gomiti appoggiati al bancone. Di sfacciata bellezza, alto circa un metro e ottanta, capelli portentosi, neri come una notte selvaggia e senza vento.

Aggiunto da: Mitsou | 10:56 | link |

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DATA DI SCRITTURA: sabato, 13 novembre 2004

MacEwan si svegliò in una stanza che non conosceva. Vicino al letto una lettera con delle istruzioni. Non ricordava dove si trovasse. Il passato contiguo? Il 2004 mentre faceva le interviste? L’ultima cosa che ricordava era l’intervista con il messicano. Un intervista che non ebbe luogo.
Si sistemò sul letto e cercò di raccogliere le idee.

Si, l’intervista, come era andata l’intervista! Un esplosione nella mente. Ricordò, la polizia, ricordò che non avrebbe potuto parlare con loro e che dovette scappare. Avrebbero chiesto i suoi documenti e la sua missione non poteva essere smascherata. Le sue indagini non stavano portando a nulla di buono. C’erano state già 2 vittime. Due vittime in sua presenza. L’agente segreto e il messicano. Era l’unico che avrebbe potuto dargli informazioni utili per ritrovare… ritrovare chi? Chi era scomparso?
Non ricordava!
Qualcosa non quadrava! Doveva parlare con i suoi diretti superiori. Le interviste non stavano andando come previsto. Avrebbero dovuto essere interviste ad un gruppo di personaggi blogganti ed invece, si era trovato coinvolto in lettere postdatate, con un personaggio sul quale non poteva indagare, un universo parallelo che gli chiedeva di distruggere la blogsfera (ricordandogli pensieri che aveva ormai seppellito), una spia dei servizi segreti che aveva dovuto uccidere ed ora una ragazza sparita.
Qualcosa non quadrava. Cominciava a capire il motivo per quale avessero chiesto a lui di occuparsi di questa cosa.
In effetti lo aveva sorpreso. Lui era il migliore. E occuparsi di una ricerca seppur cosi importante non lo aveva entusiasmato. Lui era un uomo di azione. Un netective con “le palle”. Cosi lo chiamavano quelli della centrale di Edimburgo. Avevo anche dovuto studiare l’italiano. Perche? Cosa era successo in Italia nel 2004. Cosa c’entrava Piripacchio alias Controtempo con lui? Perche Kohn I Noor lo aveva diffidato dal proseguire le indagini su di lui? Una sensazione nel fondo del suo cuore diceva che tutto era legato a quel convegno sulle alte energie. Quel convegno doveva, assolutamente, essere una chiave.
P.U.P.A non si fece attendere. Mentre il cervello di MacEwan era impegnato a riflettere su tutto questo. P.U.P.A con la sua voce suadente gli disse:
-“Qui P.U.P.A professore, le chiediamo di riprendere nuovamente la sua indagine sulla protorete. Il suo obiettivo è di riportare entro 168 ore un plico esauriente. Non si faccia distrarre!”-
MacEwan si mise a sedere sul letto. Senti qualche brivido sulla skiena. Durante la notte aveva usato il teletrasporto spaziale per tornare da Londra a Torino.
– Sì ma come posso continuare?-
– L’università dopo il problema dell’agente segreto e la sua microbomba e stato ricostruita perfettamente uguale. Non potevamo rischiare che ci fosse un evento di cosi grossa portata. I media avrebbero sconvolto la tranquillità di cui lei necessita. Quindi in piedi e vada!”-
-“All right! All right!- bofonchio’ MacEwan.
I suoi pensieri continuavano ad andare al convegno sulle alte energie. Intravide un pensiero sfuggente. E si fermo un attimo a riflettere. Cosa non coglieva? Cosa? D’un tratto si ricordo. Qull’intervista alla ragazza confusa. Come si chiamava non lo ricordò. Ma ricordava bene cosa disse: aveva parlato di “blograduni”! Avrebbe dovuto incentrare le sue interviste su questo. I blograduni. I pensieri espressi sul net che diventavano carne, emozioni, sensazioni!
Si fece una doccia. Aveva ancora sulla mano delle macchie di sangue. L’omicidio al quale aveva assistito doveva avere una ragione, un motivo. E lui, nonostante gli ordini, avrebbe scoperto quale era! Si conosceva. Sapeva che avrebbe scavato finche non avesse trovato una risposta ai suoi quesiti.
Prese un taxi e si diresse all’Universita. La stanza era proprio come la ricordava. Le sedie in ferro. La scrivania dove aveva riposto la sua Laserbeam. L’orologio che continuava imperterrito nel suo “Tictac, tictac, tictac”. Aveva ancora 20 minuti prima che qualcuno arrivasse, si collegò in rete e rinfresco la sua memoria sui blog degli intervistati di oggi. Aveva portato la retina acquisitiva, non era una cosa troppo impegantiva. La retina avrebbe trasformato tutto cio che vedeva scorrere in ricordi della sua memoria cosicché tutto sarebbe stato collegato nel momento in cui avrebbe sentito parlare i diversi personaggi.
Sul tavolo aveva trovato The, latte, porridge, e anche dei croissants. Lo trattavano bene.
Il tempo scorreva immancabilmente veloce, gia dietro la porta la prima figura della giornata faceva capolino attraverso i vetri opachi. Solo un ombra. Una semplice ombra. Senti il suono dei pugni sulla porta.

*

In cucina c’erano solo dei cereali. Gli specialk. Non aveva avuto tempo di fare la spesa e aveva solo l’occorrente per potersi preparare un the. Ma mangiarlo con i cereali? In fondo non sarebbe stata la prima volta, e comunque voleva assolutamente mettere qualcosa sotto i denti. Si sentiva distrutta. Aveva passato la notte a leggere. Leggere e scrivere erano il suo mondo. Non aveva altro che la facesse stare meglio. Amava la sua vita! Era ricca, piena di cose da fare, gente da vedere, conoscenze da apprendere. Ma scrivere era una cosa che le dava la possibilita di incanalare quel fiume di parole che non sapevano dove andare, che la trascinavano con la loro corrente burrascosa ed incoerente.
Doveva sbrigarsi, non avrebbero aspettato per sempre. Aveva preso una giornata di pausa dal suo lavoro. Era grata di questa cosa. Perchè visto che la ricerca alla quale avrebbe partecipato era di importanza fondamentale, non le avevano nemmeno tolto il giorno di vacanza. Era una giornata perfetta. Aveva deciso di non essere troppo elegante. Di presentarsi come se stessa.
I cereali erano ormai poltiglia insieme al the ed il limone. Li sbranò con gusto. Dormire poco le faceva questo effetto. Una fame vorace, centrifuga, onnivora!
Giorgia accese il suo cellulare. Arrivarono 5 messaggi. Tutti erano di amici bloggher. Era felice. Da quando aveva cominciato a partecipare all’organizzazione dei blograduni. Molti personaggi che nemmeno la conoscevano ora l’avevano scoperta e sopratutto apprezzata. Questo la inorgogliva. In fondo scriveva perche qualcuno leggesse. Uno, due, tre blograduni si presentavano all’orizzonte. Il piu importante era il raduno che avevano nominato il raduno delle alte energie. Le alte energie dei weblog. Sarebbe stato un raduno memorabile. Tutti lo avrebbero ricordanto come il raduno che avrebbe cambiato l’universo blog. Lo sentiva, se ne convinceva, lo voleva!
Era ora di andare. Prese il cappotto di pelle blu sfumato e usci di casa.
Si avvicino alla porta, questa mattina sarebbe stata la prima. Esito, qualche istante e bussò.

Aggiunto da: Sgruf0letta (Antonella Mascia) | 12:35 |

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